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venerdì 21 agosto 2009

Internet addiction disorder

Internet addiction disorder o dipendenza da internet


Nel 1995 lo psichiatra Ivan Goldberg propose provocatoriamente l’introduzione nel DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) di una nuova sindrome, che potremmo definire ‘al passo con i tempi’, denominata Internet Addiction Disorder.

Oggi l’esistenza del disturbo non è più in dubbio e la diagnosi viene posta utilizzando un test specifico, che risulta positivo nel caso in cui l’intervistato risponda affermativamente ad almeno cinque della seguenti domande:

1. Ti senti eccessivamente assorbito da Internet (pensi al collegamento precedente o pianifichi già la prossima sessione on-line)?
2. Senti il bisogno di passare sempre più tempo collegato alla Rete per ottenere la stessa soddisfazione?
3. Hai ripetutamente tentato di controllare, ridurre o interrompere l’uso di Internet, ma senza successo?
4. Ti senti irrequieto, nervoso, depresso o irritabile quando tenti di ridurre o interrompere l’uso di Internet?
5. Rimani on-line più a lungo di quanto originariamente intendessi?
6. Hai mentito ai familiari, al terapeuta o ad altri per nascondere l’entità del tuo coinvolgimento nella Rete?
7. Usi Internet come mezzo per scappare dai problemi o per alleviare l’umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)?

La dipendenza dalla Rete, che fa parte dei disturbi del controllo degli impulsi, presenta molte somiglianze con altri tipi di dipendenze, come il gioco d’azzardo patologico, il compulsive shopping, ed anche con i veri e propri abusi di sostanze.

L’Internet Addiction condividerebbe infatti con queste dipendenze alcune caratteristiche essenziali:
- la dominanza: l’attività (come la sostanza) domina costantemente pensieri e comportamento;
- la instabilità dell’umore: l’inizio dell’attività (come l’assunzione della sostanza) induce dei cambiamenti nel tono dell’umore;
- la tolleranza: è presente nel tempo la necessità di incrementare la quantità di attività (o di sostanza) per ottenere l’effetto piacevole, il quale tende altrimenti ad esaurirsi;
- l’astinenza: quando s’interrompe o si riduce il comportamento (o l’uso di sostanze) compare un senso di malessere psicofisico;
- il conflitto: è conseguenza del comportamento disturbato, e determina evidenti conseguenze sull’armonico adattamento familiare, sociale, scolastico e lavorativo;
- la negazione del problema: è presente, come in tutte le dipendenze, soprattutto nella fase della ‘luna di miele’, cioè quando il comportamento (come l’uso di sostanze) determina ancora prevalentemente una sensazione piacevole;
- le ricadute: vi è la frequente tendenza a ricominciare l’attività (come l’uso di sostanze) dopo averla interrotta.

Altre manifestazioni non specifiche, e perciò più subdole, possono essere rappresentate da alterazioni del ritmo sonno-veglia e stanchezza cronica (per la frequente preferenza per i collegamenti notturni), ridotta efficienza del sistema immunitario, alterazioni dell’appetito, scarsa cura di sé, cefalea, alterazioni della vista, comparsa di problemi ortopedici come un frequente mal di schiena e la sindrome del tunnel carpale (per l’uso continuativo del mouse). Alcuni soggetti predisposti possono addirittura presentare vere e proprie crisi epilettiche che si verificano per l’incessante stimolazione visiva dovuta alla lunga permanenza di fronte allo schermo del computer...Leggi tutto sulla dipendenza da internet

martedì 14 luglio 2009

Nuova influenza, possibili 4 milioni di casi entro marzo

Nuova influenza, possibili 4 milioni di casi entro marzo

Entro il mese di marzo, secondo le proiezioni del ministero del Welfare, si potrebbero verificare in Italia 3-4 milioni di casi da contagio di nuova influenza. Lo ha detto il viceministro della Salute. Ferruccio Fazio ha aggiunto che gli italiani che verranno vaccinati contro il virus della nuova influenza entro la fine dell'anno saranno 8,6 milioni. Si tratta di lavoratori dei servizi essenziali (sanità, polizia, vigili del fuoco) e di soggetti sotto i 65 anni con malattie croniche ed a rischio. Poi, ha spiegato il viceministro della Salute, da febbraio si dovrebbe quindi procedere ad una seconda fase di vaccinazioni che riguarderà i giovani dai 2 ai 20 anni e presumibilmente anche le donne incinte.

Nel corso di una conferenza stampa convocata al ministero del Welfare, Fazio ha citato i dati relativi a proiezioni messi a punto dall'Istituto Superiore di Sanità circa il possibile andamento dell'epidemia di nuova influenza in Italia. In assenza di misure di contenimento, come il ricorso ai farmaci anti virali, ha detto Fazio, "a tutto marzo si potrebbero verificare circa 13 milioni di contagi e l'epidemia continuerebbe per l'anno successivo; attraverso il contenimento con farmaci anti virali - è il secondo scenario illustrato da Fazio - si arriverebbe a 9 milioni di contagi". Vaccinando invece, ha precisato il viceministro, le categorie dei lavoratori essenziali e della popolazione a rischio "entro metà novembre-fine anno, alla fine del mese di marzo si verificherebbero secondo le proiezioni 4 milioni di contagi e l' epidemia proseguirebbe per l'anno successivo".

Vi è però un ulteriore scenario illustrato da Fazio: "Se vacciniamo entro fine anno categorie a rischio e lavoratori essenziali, e procediamo a febbraio con la vaccinazione anche di 12 milioni di giovani che rappresentano la popolazione scolastica, allora i contagi si attesterebbero a 3-4 milioni entro marzo ma, fatto importante, l'epidemia si arresterebbe". Quanto alle proiezioni relative ai possibili decessi, Fazio ha ricordato che l'incidenza di mortalità per la nuova influenza è pari allo 0,4 per mille ed è dunque più bassa anche rispetto all'incidenza di mortalità della normale influenza stagionale che raggiunge l'1 per mille. Nonostante questo, ha precisato Fazio, i morti secondo le proiezioni potrebbero essere "migliaia".

Fazio ha quindi sottolineato come la strategia e l'orientamento del governo sia quello di procedere ad una prima fase di vaccinazioni (entro metà novembre-fine anno) per le categorie di popolazione maggiormente a rischio (per un totale di 8,6 milioni di persone) per poi procedere ad una seconda fase di vaccinazioni a partire da febbraio che riguarderà la popolazione studentesca ed i giovani dai 2 ai 20 anni (circa 12 milioni), ed anche le donne in stato interessante. "Questa - ha detto il viceministro - è una ipotesi di strategia vaccinale che ci allinea agli scenari di altri paesi come Germania e Spagna, che si stanno orientando verso la vaccinazione del 35-40 per cento della popolazione". Fazio ha quindi confermato che i vaccini contro la nuova influenza, ai quali si sta lavorando, potranno essere disponibili per ottobre: "Ad oggi però - ha rilevato - i vaccini non sono stati testati per i giovani sotto i 18 anni e per le donne in gravidanza, e questo aspetto va affrontato. Dunque - ha concluso Fazio - è presumibile che la certificazione completa per tali vaccini si avrà entro gennaio, appunto dopo le verifiche per la sicurezza dei vaccini sulle categorie dei giovani e delle donne in gravidanza"....Leggi tutto sulla nuova influenza

Patologia del tallone di Achille

Patologia del tallone di Achille


L’infiammazione del tendine d’Achille - tendinite - è un evento particolarmente frequente e temuto in ambito sportivo. Qualità dei terreni, uso di scarpe incongrue, riscaldamenti troppo brevi, carichi eccessivi, cattiva coordinazione, difetti di tecnica, possono generare microtraumi ripetuti e sollecitazioni funzionali di intensità elevata. Protratte per tempi particolarmente lunghi, tali da superare la resistenza meccanica del tendine, provocano lesioni infiammatorie e degenerative.
I sintomi possono iniziare gradualmente, ma nei casi più gravi arrivano a condizionare l’attività sportiva fino a renderla impossibile.

Le lesioni tendinee possono essere classificate, a seconda della loro eziologia, in traumatiche, microtraumatiche, atraumatiche su base dismetabolica e/o infiammatoria.
Le tendinopatie micro-traumatiche del tendine d'Achille sono anche definite lesioni da sovraccarico funzionale in grado di determinare la patologia con un meccanismo diretto ed uno indiretto.
Gesti atletici specifici reiterati ed attuati con grande intensita possono determinare alterazioni micro-traumatiche dirette sulle fibrille collagene e sui tenociti, e quindi in ultima analisi attraverso questi sulla componente extracellulare.
II tendine d'Achille, inoltre, possiede di base uno scarso apporto ematico specie al suo terzo medio e, durante la corsa, è sottoposto a: trazione intermittente reiterata con effetto a "corda d'arco", torsione in esercizi che portano il piede in pronazione; anche la stanchezza muscolare favorisce la pronazione funzionale del piede specie al termine di esercizi prolungati effetto a "colpo di frusta" in quanto il tendine segue la pronazione naturale del piede, ma viene bruscamente richiamato in tensione dalla contrazione muscolare della fase di spinta. Questi movimenti causano una netta riduzione dell'afflusso di sangue proprio nel momento di massimo utilizzo funzionale del tendine e I'ischemia che ne consegue, danneggia le cellule e quindi la matrice extracellulare di fibrille collagene ed elastina.

La DIAGNOSI si basa sul quadro clinico caratterizzato da dolore, gonfiore, arrossamento della cute, e viene confermata dall’ecografia che chiarisce la sede, il grado e l’estensione della lesione.

TRATTAMENTO - Il trattamento di una tendinite è sempre molto delicato e le possibilità di successo dipendono dalla gravità del quadro patologico e dal tempo di insorgenza della sintomatologia. Nella nostra esperienza, basata sul trattamento di molti atleti anche professionisti, abbiamo imparato che è fondamentale rispettare e temere anche i quadri più lievi di malattia, impostando precocemente un trattamento riabilitativo personalizzato, che in linea di massima prevede:
- riposo attivo: si tratta di ridurre, variare o sospendere l’attività sportiva a seconda della gravità della situazione;
- terapia farmacologica e terapie fisiche;
- terapia con onde d’urto: abbiamo recentemente introdotto con ottimi risultati questa metodica terapeutica;
- terapia manuale: offre un consistente contributo nelle mani di un bravo terapista;
- esercizi di stretching, rinforzo muscolare, rieducazione propriocettiva;
- valutazione baropodometrica con conseguente confezione di plantari correttivi o rialzi bilaterali per scaricare il tendine;
- valutazione del chiropratico per risolvere blocchi articolari del piede, spesso presenti nei quadri cronicizzati...Leggi tutto sulla tallonite

lunedì 13 luglio 2009

Che cos'è l'obesità?


L'obesità è una condizione patologica cronica, a genesi multifattoriale, caratterizzata da un eccesso di peso corporeo dovuto ad abnorme accumulo di tessuto adiposo nell'organismo.
Si verifica quando si altera l'equilibrio tra energia introdotta con gli alimenti ed energia spesa con l'esercizio fisico.

Allo stato attuale l'obesità, costituisce un problema sociosanitario di notevole entità; basti pensare che il rapporto sulla obesità redatto nel 2000 ha indicato che in Italia le persone obese sono 4 milioni, con un incremento del 25% rispetto al 1994, incremento che sembra crescere in prospettiva secondo una curva esponenziale. In Europa le persone obese, al di sopra dei 18 anni sono stimate intorno ai 15 milioni.

Perché si parla di obesità come condizione patologica, come malattia?
Per due ordini di motivi:
1) L'eccessivo peso corporeo determina di per sé una serie di problemi nello svolgimento delle attività quotidiane, lavorative e non, e crea difficoltà nelle relazioni sociali: nella maggior parte dei casi si ha quindi importante depressione e rifiuto del proprio corpo. Ciò spesso innesca un meccanismo perverso che induce l'obeso a rifugiarsi sempre di più nel cibo.

2) L'obesità rappresenta un grave fattore di rischio per:

• Diabete mellito tipo 2, ovvero non insulinodipendente
• Ipertensione arteriosa
• Aumento dei livelli circolanti dei trigliceridi, colesterolo ed acido urico
• Insufficienza coronarica e infarto del miocardio
• Insufficienza respiratoria e/o apnea notturna
• Insufficienza venosa degli arti inferiori, elevata predisposizione alla malattia tromboembolica, causa di morte improvvisa per embolia polmonare.
• Malattie delle ossa e delle articolazioni (artrosi del ginocchio, ernia del disco, etc.) da eccessivo carico sull'apparato scheletrico
• Ridotta funzionalità gonadica (insufficienza testicolare ed ovarica)
• Calcolosi della colecisti
• Aumento della incidenza del cancro del colon retto, dell'utero e della mammella

Molti studi che indagano i nessi tra l'eccessiva assunzione di cibo con conseguente obesità e l'incidenza della mortalità evidenziano che la spettanza di vita di un individuo obeso è mediamente la metà di quella di un individuo normopeso. L'OMS riferisce che "l'effetto del sovrappeso sulla mortalità persiste durante l'intera durata della vita", sebbene questo effetto sia più marcato tra gli uomini e le donne sotto i 50 anni di età...Leggi tutto l'articolo sull'obesità

Ipertensione polmonare primaria

Ipertensione polmonare primaria: che cos'è?

L'ipertensione polmonare primaria è una malattia progressiva. La maggior parte delle persone colpite sono donne di media età. L'eziologia è sconosciuta, sebbene fattori familiari e genetici sono presenti nel 6% dei casi.

L’ipertensione polmonare primaria è una rara malattia del polmone, nella quale la pressione del sangue nell’arteria polmonare supera i livelli normali senza nessuna ragione apparente.

Le attuali teorie pato-genetiche vedono alla base una disfunzione endoteliale ed anomalie dei canali del calcio delle fibre muscolari liscie.
La terapia anti-coagulante orale trova indicazione in tutti i pazienti.
Il trapianto di polmone è da eseguirsi solo dopo il fallimento della terapia medica.
La septostomia atriale è un trattamento alternativo e palliativo in casi selezionati.

La patologia, per fortuna rara, ha un’azione devastante sulla vita lavorativa, sociale e familiare di 3-4 mila italiani. In 7 casi su 10, coinvolge le donne, molte delle quali hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Il precoce riconoscimento della malattia, è importante perché consente di rivolgersi subito ad un centro specializzato nella cura ed oggi sono disponibili nuovi ed efficaci farmaci.

Purtroppo, a tutt’oggi, di questa patologia non si sa molto. È però accertato che nel 6-15 per cento dei casi può essere familiare. La causa sta nell’alterazione di due geni, il Bmpr2 e l’Alk1, scoperti di recente, responsabili dell’80 per cento della forma familiare.

La prevalenza femminile è dovuta agli ormoni femminili che possono influire negativamente sulla circolazione sanguigna polmonare. Si è anche capito che un ruolo importante è giocato dall’endotelina-1, una piccola proteina con azione vasocostrittrice che, se è presente nel sangue in quantità esageratamente elevata, provoca non pochi danni.

«È un potente vasocostrittore dei vasi sanguigni. Inoltre, è in grado di richiamare all’organo danneggiato, in questo caso i polmoni, cellule infiammatorie che amplificano il danno all’organo stesso», dice la professoressa Ariela Benigni, responsabile del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Istituto Mario Negri di Milano.

L’esordio della malattia è spesso subdolo: senso di affanno in presenza di sforzi anche lievi, pesantezza allo stomaco, ritenzione di liquidi che gonfiano le caviglie, vertigini, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie. «Vengono riconosciuti – spiega Nazzareno Galié – due tipi di ipertensione arteriosa polmonare, una “primaria” che non ha una causa precisa, e una “secondaria” che colpisce 60 mila italiani ed è conseguente ad un problema cardiaco, come l’infarto, lo scompenso, una valvulopatia, o una patologia respiratoria, quale la bronchite cronica, l’enfisema o l’embolia polmonare.

La forma “secondaria” si può curare trattando il disturbo cardiaco o respiratorio sottostante, mentre la “primaria” può essere tenuta sotto controllo con farmaci specifici. Quelli di ultima generazione si legano in modo selettivo ai recettori dell’endotelina».

sabato 11 luglio 2009

Mesotelioma: che cos'è?

Che cos'è il mesotelioma?

Il mesotelioma maligno è una forma rara di cancro che ha origine nel mesotelio, la membrana che riveste e protegge la maggior parte degli organi interni del corpo. Il mesotelio è costituito da due strati, uno che circonda l'organo stesso, e l'altro che forma un rivestimento a sacco interno ad esso. Tra questi due strati si produce normalmente una piccola quantità di liquido, per lubrificare i movimenti degli organi protetti. Quando le normali cellule del mesotelio vanno fuori controllo e si moltiplicano rapidamente, si parla di mesotelioma. La forma più comune di mesotelioma è il mesotelioma “pleurico”, che si genera nel rivestimento dei polmoni. Altre forme sono il mesotelioma “peritoneale”, che riguarda il rivestimento della cavità addominale, e il mesotelioma “pericardiaco”, che riguarda il rivestimento del cuore.

I primi sintomi del mesotelioma sono di natura non specifica e possono ritardare la diagnosi. In generale, fiato corto, dolore al petto e tosse persistente sono sintomi comuni del mesotelioma pleurico, ma, in alcuni casi, possono non essere abbastanza acuti da costringere il paziente a richiedere l'assistenza medica. Alcuni pazienti lamentano un dolore alla scapola o alle parti basse della schiena. Questi sintomi ricorrono più spesso 2-3 mesi prima di una diagnosi confermata. Nel mesotelioma peritoneale, il dolore e gonfiore addominale, la nausea o il vomito, l'occlusione intestinale e la perdita di peso sono i sintomi più comuni. La cosa importane è che questi sintomi non sono specifici del mesotelioma, ma riguardano anche altre affezioni. Si consiglia sempre di richiedere il parere di un medico qualificato.

Mano a mano che il mesotelioma avanza, l'effusione pleurica (l'accumulo di liquidi tra i due strati della pleura) si verifica nel 95% dei pazienti, ed è questo sintomo che, in definitiva, spinge i pazienti a rivolgersi al loro medico di base. Durante questa visita viene eseguita una radiografia del torace che può confermare l'effusione. A questo punto si può notare anche un ispessimento della pleura. Se il medico sospetta che possa trattarsi di cancro, rivolgersi a un consulente specializzato in cancro ai polmoni e mesotelioma.

Chi è a rischio di sviluppare il Mesotelioma?

Coloro che hanno lavorato a diretto contatto con l'amianto o con i suoi prodotti sono portatori del rischio maggiore di sviluppo del mesotelioma, tuttavia, il mesotelioma è stato riscontrato in alcuni individui la cui esposizione era minima.

Nel nostro paese si registrano almeno 1.200 casi l'anno di mesotelioma. L’incidenza è almeno venti volte superiore a quella attesa. Infatti, in assenza di amianto, avremmo un caso di mesotelioma pleurico per un milione di abitanti. In pratica l’Italia è il paese europeo più colpito, se non il più colpito al mondo. L’epicentro è va Venezia Giulia.

Il mesotelioma è una malattia professionale che non concede scampo, esso colpisce la pleura e il peritoneo. E' incurabile e conosce esclusivamente una causa: l’esposizione all’amianto. Dal 1992 non viene più estratto, importato e utilizzato in Italia, ma il danno è già stato fatto. In Italia dove se ne parla meno che neglia altri paesi europei la situazione è gravissima. Lo confermano i dati presentati ogni anno dall'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.

mercoledì 1 luglio 2009

Come prevenire i tumori o il cancro

Come prevenire i tumori o il cancro con la dita mediterranea


"La dieta è ancora uno strumento fondamentale per la prevenzione del cancro. Ma quali meccanismi legano la quantità e la qualità dei cibi ai tumori? In primo luogo è la quantità a essere messa sotto accusa.

Chi vuole prevenire i tumori dovrebbe seguire una dieta mediterranea, un'ennesima conferma che questo particolare regime alimentare aiuta a vivere meglio e più a lungo. Secondo uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori della Harvard University, coordinati da Dimitrios Trichopoulos, la dieta mediterranea potrebbe ridurre di quasi un quarto il rischio di sviluppare tumori. Alcuni benefici si potrebbero avere anche integrando nella propria alimentazione solo alcuni alimenti tipici della dieta mediterranea, in questo caso il rischio di neoplasie si riduce del 12 per cento. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulle pagine del British Journal of Cancer (Luglio 2008)....Leggi tutto l'articolo su come prevenire il cancro


mercoledì 10 giugno 2009

Che cos'è il glaucoma?

Che cos'è il Glaucoma?

Il glaucoma e' una malattia oculare dovuta ad un aumento della pressione all'interno dell'occhio ed e' una delle più frequenti cause di cecità nel mondo (colpisce circa il 2% dei soggetti di età superiore ai 35 anni). La cecità legata al glaucoma si può quasi sempre prevenire purchè la malattia sia diagnosticata e curata tempestivamente.
Il glaucoma è una malattia che colpisce il nervo ottico - quel fascio di fibre nervose che trasmette gli impulsi elettrici, derivati dagli stimoli visivi, al cervello ed è causato da un continuo aumento della pressione intraoculare. Nell'occhio affetto da glaucoma il deflusso dell'umore acqueo viene ostacolato: il liquido si accumula e la pressione intraoculare comincia a salire. Dopo qualche tempo si produce una compressione o uno schiacciamento del nervo ottico con conseguente danno e morte delle fibre nervose. La lesione del nervo ottico si traduce in una progressiva alterazione del campo visivo, il quale tende progressivamente a restringersi fino alla sua completa scomparsa...Leggi tutto sul Glaucoma

Astigmatismo

Che cos'è l'Astigmatismo

Difetto ottico in cui il potere refrattivo non è uguale in tutti i meridiani. I raggi luminosi che penetrano nell'occhio sono deviati in maniera diversa nei vari meridiani, impedendo la formazione di una chiara immagine sulla retina. Essi infatti formano due linee focali. E' corretto da lenti cilindriche (toriche) da occhiale o da lenti a contatto.
In altre parole nell'astigmatismo lungo ogni meridiano vi è un differente potere della cornea, dovuto alla deformazione della cornea o di un altro mezzo diottrico (può essere congenito, post-traumatico, post-chirurgico, legato al cheratocono, ecc).
Si definisce astigmatico l'occhio in cui l'immagine retinica non è a fuoco sulla retina allo stesso modo nelle diverse direzioni (meridiani); ciò è dovuto quasi sempre al fatto che le curvature, verticali della cornea, sono diverse nei vari meridiani.
In pratica la forma della cornea assomiglia più ad un pallone da rugby piuttosto che ad uno da calcio ed ha quindi due meridiani principali: uno più curvo e l'altro più piatto. L'astigmatismo si manifesta perciò quando i mezzi ottici dell'occhio non sono sferici e quindi nell'occhio con questo difetto visivo non si avrà un punto focale sulla retina, ma bensì due piani focali; la distanza tra questi rappresenterà l'entità dell'astigmatismo stesso.
L'astigmatismo si manifesta con una visione più o meno sfocata (a seconda dell'entità) sia per lontano che per vicino. L'astigmatismo può presentarsi con un meridiano emmetrope e l'altro ametrope, entrambi miopi o ipermetropi, oppure uno miope e l'altro ipermetrope.