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venerdì 18 settembre 2009

Omeopatia




La Medicina Omeopatica è un metodo clinico e terapeutico che esamina il paziente nella sua globalità prendendo in considerazione unitariamente sia gli aspetti fisiologici, anatomici, costituzionali, ereditari, sia quelli temperamentali, emotivi, mentali. Il medico omeopatico non vede il paziente come un insieme di organi, ma si rende conto che esiste anche e soprattutto un mondo emozionale e psichico, che non deve essere escluso dalla raccolta dei sintomi. Anzi, questo detiene un ruolo importante nella manifestazione della malattia, come pure nel raggiungimento della salute.

Per l’Omeopatia, la persona è sana quando sa adattarsi alle varie circostanze della vita e quando sa mantenere in salute ed armonia tutte le sue parti: corpo, mente e spirito. Il concetto di “persona sana” abbraccia e insieme trascende quello di “corpo sano”.
Se un colpo d’aria fredda mi procura la bronchite, il vero problema è l’incapacità del mio organismo ad adattarsi e a difendersi dallo sbalzo di temperatura. Che poi mi sia ammalato ai bronchi è solo una conseguenza. Se ho delle placche sulle tonsille, è perché il mio organismo non è stato capace di impedirlo: ad una persona sana non succede, non può succedere.
Propriamente parlando non esistono malattie veramente locali. Certo, anche per l’omeopata esiste la bronchite, l’ascesso, la verruca; ma va compreso che è il malato ad aver lasciato che i suoi bronchi si ammalassero di bronchite, e non la bronchite ad aver reso l’uomo malato.
Esiste cioè un malato che precede e sostiene ogni malattia...Leggi tutto sull'Omeopatia

venerdì 21 agosto 2009

Internet addiction disorder

Internet addiction disorder o dipendenza da internet


Nel 1995 lo psichiatra Ivan Goldberg propose provocatoriamente l’introduzione nel DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) di una nuova sindrome, che potremmo definire ‘al passo con i tempi’, denominata Internet Addiction Disorder.

Oggi l’esistenza del disturbo non è più in dubbio e la diagnosi viene posta utilizzando un test specifico, che risulta positivo nel caso in cui l’intervistato risponda affermativamente ad almeno cinque della seguenti domande:

1. Ti senti eccessivamente assorbito da Internet (pensi al collegamento precedente o pianifichi già la prossima sessione on-line)?
2. Senti il bisogno di passare sempre più tempo collegato alla Rete per ottenere la stessa soddisfazione?
3. Hai ripetutamente tentato di controllare, ridurre o interrompere l’uso di Internet, ma senza successo?
4. Ti senti irrequieto, nervoso, depresso o irritabile quando tenti di ridurre o interrompere l’uso di Internet?
5. Rimani on-line più a lungo di quanto originariamente intendessi?
6. Hai mentito ai familiari, al terapeuta o ad altri per nascondere l’entità del tuo coinvolgimento nella Rete?
7. Usi Internet come mezzo per scappare dai problemi o per alleviare l’umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)?

La dipendenza dalla Rete, che fa parte dei disturbi del controllo degli impulsi, presenta molte somiglianze con altri tipi di dipendenze, come il gioco d’azzardo patologico, il compulsive shopping, ed anche con i veri e propri abusi di sostanze.

L’Internet Addiction condividerebbe infatti con queste dipendenze alcune caratteristiche essenziali:
- la dominanza: l’attività (come la sostanza) domina costantemente pensieri e comportamento;
- la instabilità dell’umore: l’inizio dell’attività (come l’assunzione della sostanza) induce dei cambiamenti nel tono dell’umore;
- la tolleranza: è presente nel tempo la necessità di incrementare la quantità di attività (o di sostanza) per ottenere l’effetto piacevole, il quale tende altrimenti ad esaurirsi;
- l’astinenza: quando s’interrompe o si riduce il comportamento (o l’uso di sostanze) compare un senso di malessere psicofisico;
- il conflitto: è conseguenza del comportamento disturbato, e determina evidenti conseguenze sull’armonico adattamento familiare, sociale, scolastico e lavorativo;
- la negazione del problema: è presente, come in tutte le dipendenze, soprattutto nella fase della ‘luna di miele’, cioè quando il comportamento (come l’uso di sostanze) determina ancora prevalentemente una sensazione piacevole;
- le ricadute: vi è la frequente tendenza a ricominciare l’attività (come l’uso di sostanze) dopo averla interrotta.

Altre manifestazioni non specifiche, e perciò più subdole, possono essere rappresentate da alterazioni del ritmo sonno-veglia e stanchezza cronica (per la frequente preferenza per i collegamenti notturni), ridotta efficienza del sistema immunitario, alterazioni dell’appetito, scarsa cura di sé, cefalea, alterazioni della vista, comparsa di problemi ortopedici come un frequente mal di schiena e la sindrome del tunnel carpale (per l’uso continuativo del mouse). Alcuni soggetti predisposti possono addirittura presentare vere e proprie crisi epilettiche che si verificano per l’incessante stimolazione visiva dovuta alla lunga permanenza di fronte allo schermo del computer...Leggi tutto sulla dipendenza da internet

martedì 14 luglio 2009

Tendinite

Che cos'è la tendinite?


La tendinite è un processo infiammatorio di uno o più tendini, le robuste strutture anatomiche che connettono i muscoli alle ossa; è solitamente causata da traumi o da un uso intensivo (i cosiddetti microtraumi ripetuti), più raramente da infezioni o malattie autoimmuni, per esempio l’artrite reumatoide. Può verificarsi all’inserzione del tendine sull’osso, oppure in un punto qualsiasi del decorso del tendine; può interessare anche la guaina che lo riveste e in questo caso si parla di “tenosinovite”. Nei casi gravi si può verificare una lacerazione del tendine, che va riparata, nella maggioranza dei casi, per via chirurgica. Le tendiniti si verificano più frequentemente alle spalle, ai gomiti, alle ginocchia, ai polsi e alle caviglie.

Spesso le tendiniti necessitano soltanto di un adeguato periodo di riposo per guarire. Tuttavia, se il dolore impedisce le normali attività, perdura più di due settimane nonostante il riposo o si accompagna a gonfiore, arrossamento o febbre, è opportuno consultare il medico per una diagnosi e una terapia adeguata.


Sintomi della tendinite

Per quanto riguarda la localizzazione dei sintomi, ecco alcuni esempi relativi alle tendinite più comuni: il dolore è localizzato al gomito nel caso di un’epicondilite, alla parte immediatamente sopra il tallone nel caso di un interessamento del tendine di Achille, alla faccia interna della coscia in caso di infiammazione degli adduttori, subito sotto la rotula se la tendinite interessa il tendine rotuleo, alla spalla per infiammazione della cuffia dei rotatori, al polso dalla parte del pollice con irradiazione alla base del dito nel caso della tenosinovite dell’estensore del pollice (sindrome di De Quervain).

Come si cura la tendinite


Il trattamento più efficace nella tendinite del polso e del gomito è ridurre lo stress del tendine con il riposo, l'immobilizzazione o l'uso di un'ortesi (tutore da immobilizzazione). L'ortesi è un trattamento abituale per il polso. Molto spesso il problema può essere risolto usando un apparecchio durante la notte. Una regola efficace è dare ascolto al motto: "Se provoca dolore, non farlo" (o fallo il meno possibile fino a che permangono le condizioni aggravanti). Un trattamento drastico e relativamente efficace è l'immobilizzazione totale, dell'articolazione interessata, con un gesso, ma questa soluzione non è molto pratica né piacevole. Si possono ottenere allora gli stessi effetti con un'ortesi da usare per periodi limitati. Vari tipi di ortesi sono reperibili nel negozi di articoli sanitari, o possono essere costruite in ambulatorio da un medico esperto.

Alcune regole a cui prestare Attenzione: se la tendinite riguarda la spalla, non si deve immobilizzare, c'è il rischio di sviluppare una "spalla congelata", che è molto più difficile da trattare della tendinite stessa. Possono essere necessari diversi mesi per "risolvere" una spalla congelata. Per cui, anche se è doloroso, è opportuno mantenere un moderato e lieve movimento della spalla.

Nel tentativo di mettere a riposo una parte dolente, di solito si compensa con un'altra parte del corpo stesso, che viene ad essere sovraccaricata, con rischio si sviluppare la tendinite in un'altra sede. È possibile che questo meccanismo avvenga in modo inconscio. La terapia chirurgica deve essere una scelta estrema, ma talvolta in casi gravi può essere l'unica soluzione possibile, come ad esempio nel caso della sindrome del tunnel carpale, che è di solito poco rispondente ad altri trattamenti. Lo scopo finale della prevenzione è alleviare, trattare o curare le tendiniti per ridurre lo stress quotidiano. Una tendinite disturba molto di più ed è più difficile da guarire se la persona è sotto stress...Leggi tutto sulla tendinite

Tallonite

Che cos'è la tallonite?

Il termine tallonite viene comunemente utilizzato per descrivere una condizione dolorosa del tallone. Nel linguaggio clinico si preferisce invece parlare di dolore calcaneare o di tallodinia.
Le cause alla base di tale sofferenza sono molteplici. All’origine della sintomatologia dolorosa calcaneare possono infatti esserci patologie traumatiche, metaboliche, neurologiche e congenite che a loro volta possono colpire le parti molli (tendiniti, borsiti, infiammazioni tendinee, fasciti) o quelle ossee (fratture da stress, spina calcaneale, artrosi astragalo calcaneare, tumori).

Anche semplici alterazioni posturali possono modificare l'assetto podalico e la distribuzione del carico su questa zona determinando la comparsa di tallodinie.

Le cause della tallonite:
obesità/sovrappeso;
artrosi e patologie reumatiche

alterazioni posturali primarie o secondarie

calzature non idonee (sportive, tacchi alti, scarpe anti infortunistiche)
attività sportiva
malattie metaboliche (gotta) e reumatiche (spondilite anchilosante, artrite reumatoide, condrocalcinosi, psoriasi ecc.)

La tallonite dello sportivo nella maggior parte dei casi insorge a causa delle continue sollecitazioni e microtraumi subiti dal piede. Si tratta di vere e proprie microlesioni che con il passare del tempo possono alterare la normale funzionalità del retropiede.

Come curare la tallonite

Come abbiamo visto le patologie a carico del retropiede sono numerose e di svariata eziologia.
Diventa quindi fondamentale diagnosticare il prima possibile la causa del dolore calcaneare tramite una visita specialistica (esame radiografico, posturale, ecografia, risonanza magnetica ecc.).
Fortunatamente le talloniti comuni guariscono nel giro di pochi giorni (1-3 settimane a seconda del tipo e dell'entità del problema) salvo alcune forme croniche che possono richiedere tempi di guarigione molto più lunghi.

E’ tuttavia di fondamentale importanza affrontare tempestivamente il problema in modo da evitare possibili peggioramenti ed allontanare il rischio di paramorfismi compensativi.

Il soggetto colpito da tallonite tende infatti a limitare il carico sul piede dolente adattando la postura e la deambulazione. A lungo andare tali compensazioni possono causare problemi anche seri ad altre strutture corporee (bacino, colonna vertebrale e ginocchia)...Leggi tutto sulla tallonite

lunedì 13 luglio 2009

Ipertensione polmonare primaria

Ipertensione polmonare primaria: che cos'è?

L'ipertensione polmonare primaria è una malattia progressiva. La maggior parte delle persone colpite sono donne di media età. L'eziologia è sconosciuta, sebbene fattori familiari e genetici sono presenti nel 6% dei casi.

L’ipertensione polmonare primaria è una rara malattia del polmone, nella quale la pressione del sangue nell’arteria polmonare supera i livelli normali senza nessuna ragione apparente.

Le attuali teorie pato-genetiche vedono alla base una disfunzione endoteliale ed anomalie dei canali del calcio delle fibre muscolari liscie.
La terapia anti-coagulante orale trova indicazione in tutti i pazienti.
Il trapianto di polmone è da eseguirsi solo dopo il fallimento della terapia medica.
La septostomia atriale è un trattamento alternativo e palliativo in casi selezionati.

La patologia, per fortuna rara, ha un’azione devastante sulla vita lavorativa, sociale e familiare di 3-4 mila italiani. In 7 casi su 10, coinvolge le donne, molte delle quali hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Il precoce riconoscimento della malattia, è importante perché consente di rivolgersi subito ad un centro specializzato nella cura ed oggi sono disponibili nuovi ed efficaci farmaci.

Purtroppo, a tutt’oggi, di questa patologia non si sa molto. È però accertato che nel 6-15 per cento dei casi può essere familiare. La causa sta nell’alterazione di due geni, il Bmpr2 e l’Alk1, scoperti di recente, responsabili dell’80 per cento della forma familiare.

La prevalenza femminile è dovuta agli ormoni femminili che possono influire negativamente sulla circolazione sanguigna polmonare. Si è anche capito che un ruolo importante è giocato dall’endotelina-1, una piccola proteina con azione vasocostrittrice che, se è presente nel sangue in quantità esageratamente elevata, provoca non pochi danni.

«È un potente vasocostrittore dei vasi sanguigni. Inoltre, è in grado di richiamare all’organo danneggiato, in questo caso i polmoni, cellule infiammatorie che amplificano il danno all’organo stesso», dice la professoressa Ariela Benigni, responsabile del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Istituto Mario Negri di Milano.

L’esordio della malattia è spesso subdolo: senso di affanno in presenza di sforzi anche lievi, pesantezza allo stomaco, ritenzione di liquidi che gonfiano le caviglie, vertigini, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie. «Vengono riconosciuti – spiega Nazzareno Galié – due tipi di ipertensione arteriosa polmonare, una “primaria” che non ha una causa precisa, e una “secondaria” che colpisce 60 mila italiani ed è conseguente ad un problema cardiaco, come l’infarto, lo scompenso, una valvulopatia, o una patologia respiratoria, quale la bronchite cronica, l’enfisema o l’embolia polmonare.

La forma “secondaria” si può curare trattando il disturbo cardiaco o respiratorio sottostante, mentre la “primaria” può essere tenuta sotto controllo con farmaci specifici. Quelli di ultima generazione si legano in modo selettivo ai recettori dell’endotelina».

sabato 11 luglio 2009

Che cos'è la chemioterapia?

Che cos'è la chemioterapia?

La chemioterapia è l'utilizzo di farmaci per il trattamento del cancro. I farmaci spesso sono chiamati farmaci anticancro.
La chemioterapia consiste nella somministrazione di particolari farmaci, detti citotossici o antiblastici, per distruggere le cellule tumorali (anche nel caso di leucemie e linfomi). Il trattamento può prevedere la somministrazione di un solo farmaco o di più farmaci scelti tra una gamma di circa 50 prodotti disponibili e largamente usati nella maggior parte dei paesi del mondo. La decisione su quale sia il trattamento più indicato dipende da molti fattori, in primo luogo dal tipo e dallo stadio del tumore, dalle condizioni biologiche (caratteristiche istologiche del tessuto neoplastico) e cliniche (età, sesso, pretrattamento, condizioni generali) del paziente.

Gli effetti collaterali della chemioterapia


Spesso, chi deve sottoporsi a chemioterapia è molto spaventato dai possibili effetti collaterali dovuti alla tossicità dei farmaci. Oggi, tuttavia, esistono rimedi (naturali e non) in grado di rendere più sopportabili tali effetti collaterali. L'omeopatia e la biochimica possono essere d'aiuto nel controllare tali effetti.

Gli effetti più comuni che si possono pertanto verificare riguardano la cosiddetta mielodepressione che può manifestarsi con leucopenia (abbassamento dei globuli bianchi), anemia (abbassamento dei globuli rossi) o piastrinopenia (abbassamento delle piastine); in genere tali effetti si evidenziano 8-10 giorni dopo la prima somministrazione del farmaco chemioterapico.

Normalmente, i pazienti recuperano i valori ematici ottimali senza ricorrere a particolari cure (un aiuto può venire anche dall'alimentazione e da integratori alimentari che aiutino il midollo osseo a riprendere le sue funzioni).

Gli effetti collaterali o tossici della chemioterapia costituiscono un aspetto assai importante di questo trattamento medico tanto che tuttora vengono ritenuti quasi sinonimi dall'opinione pubblica.

La maggior parte degli effetti collaterali sono assolutamente temporanei e scompaiono gradualmente alla sospensione del trattamento. Tra i più comuni effetti indesiderati ricordiamo: la caduta parziale o completa dei capelli (alopecia), la nausea, il vomito, l'alterazione della percezione degli odori e dei sapori, l'infiammazione delle mucose o stomatite, la debolezza ed il facile affaticamento, la perdita dell'appetito, la stipsi e la diarrea.

martedì 31 marzo 2009

Che cos'è l'aura- soma e come curarsi con l'aura-soma

L'Aura Soma è un sistema di guarigione naturale, basato sui colori, che ristabilisce l'equilibrio dell'aura e del corpo.

A dire il vero è "giunto in meditazione" a Vicky Wall, la creatrice di questa fantastica Terapia.

Una sua stretta collaboratrice di nome Laura (pensate che coincidenza!) disse che il nome "Aura" deriva dal greco antico ed è rappresentato da "Aurora", la dea del mattino, mentre "Soma" in greco significa "Essere" (quindi il corpo fisico) mentre in Sanscrito pare significhi "energie viventi". Dunque la vera definizione di Aura-Soma significa.

L'aura umana è un campo elettromagnetico e i chiaroveggenti hanno appunto il dono di vederlo. L'alone dorato che circonda santi e maestri spirituali è significativo e non a caso vengono raffigurati con un'aureola sopra la testa. E' attraverso questa "forza d'attrazione magnetica" (la loro Aura) che essi ci "catturano", ci fanno sentire bene accanto a loro e attraverso loro avvengono miracoli, proprio come con le bottiglie di Aura Soma. Sono 100 ormai e sembrano tanti specchi colorati. Ogni bottiglia ha la sua storia, anche perché sono "giunte" per "ispirazione divina" in un momento molto importante della storia umana. Siamo vicini alla fine del secolo e a una svolta radicale. E' vitale che arrivino nuovi messaggi, che "le intelligenze superiori" si facciano sentire con più forza, visto che siamo diventati "sordi" ad ogni richiamo spirituale.
Uno scienziato russo è riuscito a elaborare una macchina, chiamata Kirlyan, dal nome del suo autore, che è in grado di fotografare e leggere quest' aura, giusto per provare quello che i guaritori vedono naturalmente da sempre.
Gli scienziati russi hanno pure scoperto che c'è una reazione fisiologica prevedibile quando si applicano i colori ad una persona cieca. Spesso quando si verifica la perdita di un senso un altro si sviluppa più del normale.

E chi più di Vicky Wall poteva dirlo e provarlo! E' riuscita a sviluppare questa nuova Terapia dei colori (i gioielli come li chiamava lei) quando era totalmente cieca, pensate!

A proposti di questi tempi moderni, lei ha affermato che " Oggi le aure sono scolorite a causa dell'inquinamento atmosferico e ne conseguono ripercussioni di tipo fisico e mentale. Tuttavia ogni persona è attratta dal "suo colore" o i suoi colori aurici e puo' così identificare le proprie necessità. Le bottiglie di Aura-Soma sono nate proprio per adempiere a questo compito". Esse sono specchio della nostra anima.
Sono lo specchio della nostra anima!

La terapia del colore




In sé è una delle terapie più antiche che risale alle origini del tempo, dice Vicky Wall. Le ricerche compiute nel corso dei secoli hanno riconosciuto la profonda influenza del colore sul benessere fisico, mentale e spirituale. Ogni colore componente della luce ha la sua lunghezza d'onda e le sue qualità energetiche specifiche. Ad esempio il blu è apportatore di Pace, di fiducia, libera dalla confusione e dona coraggio, il giallo risolleva, il rosso è energia vitale, il verde puo' dare stabilità e indurre all'autostima, ma aiuta anche a trovare il proprio spazio. L'oro fa rivivere la saggezza e lo splendore d'un tempo! L'arancione libera da traumi e shock rilasciando energia creativa e regalando grande gioia e vitalità.

Vi sono colori primari, secondari e terziari.
Tutti questi colori sono presenti nelle bottiglie di Aura-Soma: alcune sono monocolore, altre bicolore ma ciascuna porta due frazioni distinte, una acquosa e una oleosa e in ciascuna di esse sono pure contenute le essenze di 49 erbe e dei cristalli corrispondenti al colore assegnato ad ogni bottiglia.

Avrete già visto le pietre, ognuna ha un colore e una sua vibrazione specifica (vedi la cristalloterapia) , che poi si ritrova nella bottiglia, per questo si parla di "Terapia vivente" perché nelle bottiglie di Aura-Soma vi sono "energie vive".

L'Aura Soma però non è solo una terapia del colore (infatti non è paragonabile alla Cromoterapia) le cui vibrazioni sono molto potenti, ma contiene in sé l'antica "alchimia della farmacopea divina", i segreti del campo e della foresta, delle erbe, dei fiori, delle resine e dei minerali .