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lunedì 13 luglio 2009

Ipertensione polmonare primaria

Ipertensione polmonare primaria: che cos'è?

L'ipertensione polmonare primaria è una malattia progressiva. La maggior parte delle persone colpite sono donne di media età. L'eziologia è sconosciuta, sebbene fattori familiari e genetici sono presenti nel 6% dei casi.

L’ipertensione polmonare primaria è una rara malattia del polmone, nella quale la pressione del sangue nell’arteria polmonare supera i livelli normali senza nessuna ragione apparente.

Le attuali teorie pato-genetiche vedono alla base una disfunzione endoteliale ed anomalie dei canali del calcio delle fibre muscolari liscie.
La terapia anti-coagulante orale trova indicazione in tutti i pazienti.
Il trapianto di polmone è da eseguirsi solo dopo il fallimento della terapia medica.
La septostomia atriale è un trattamento alternativo e palliativo in casi selezionati.

La patologia, per fortuna rara, ha un’azione devastante sulla vita lavorativa, sociale e familiare di 3-4 mila italiani. In 7 casi su 10, coinvolge le donne, molte delle quali hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Il precoce riconoscimento della malattia, è importante perché consente di rivolgersi subito ad un centro specializzato nella cura ed oggi sono disponibili nuovi ed efficaci farmaci.

Purtroppo, a tutt’oggi, di questa patologia non si sa molto. È però accertato che nel 6-15 per cento dei casi può essere familiare. La causa sta nell’alterazione di due geni, il Bmpr2 e l’Alk1, scoperti di recente, responsabili dell’80 per cento della forma familiare.

La prevalenza femminile è dovuta agli ormoni femminili che possono influire negativamente sulla circolazione sanguigna polmonare. Si è anche capito che un ruolo importante è giocato dall’endotelina-1, una piccola proteina con azione vasocostrittrice che, se è presente nel sangue in quantità esageratamente elevata, provoca non pochi danni.

«È un potente vasocostrittore dei vasi sanguigni. Inoltre, è in grado di richiamare all’organo danneggiato, in questo caso i polmoni, cellule infiammatorie che amplificano il danno all’organo stesso», dice la professoressa Ariela Benigni, responsabile del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Istituto Mario Negri di Milano.

L’esordio della malattia è spesso subdolo: senso di affanno in presenza di sforzi anche lievi, pesantezza allo stomaco, ritenzione di liquidi che gonfiano le caviglie, vertigini, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie. «Vengono riconosciuti – spiega Nazzareno Galié – due tipi di ipertensione arteriosa polmonare, una “primaria” che non ha una causa precisa, e una “secondaria” che colpisce 60 mila italiani ed è conseguente ad un problema cardiaco, come l’infarto, lo scompenso, una valvulopatia, o una patologia respiratoria, quale la bronchite cronica, l’enfisema o l’embolia polmonare.

La forma “secondaria” si può curare trattando il disturbo cardiaco o respiratorio sottostante, mentre la “primaria” può essere tenuta sotto controllo con farmaci specifici. Quelli di ultima generazione si legano in modo selettivo ai recettori dell’endotelina».

sabato 11 luglio 2009

Che cos'è la chemioterapia?

Che cos'è la chemioterapia?

La chemioterapia è l'utilizzo di farmaci per il trattamento del cancro. I farmaci spesso sono chiamati farmaci anticancro.
La chemioterapia consiste nella somministrazione di particolari farmaci, detti citotossici o antiblastici, per distruggere le cellule tumorali (anche nel caso di leucemie e linfomi). Il trattamento può prevedere la somministrazione di un solo farmaco o di più farmaci scelti tra una gamma di circa 50 prodotti disponibili e largamente usati nella maggior parte dei paesi del mondo. La decisione su quale sia il trattamento più indicato dipende da molti fattori, in primo luogo dal tipo e dallo stadio del tumore, dalle condizioni biologiche (caratteristiche istologiche del tessuto neoplastico) e cliniche (età, sesso, pretrattamento, condizioni generali) del paziente.

Gli effetti collaterali della chemioterapia


Spesso, chi deve sottoporsi a chemioterapia è molto spaventato dai possibili effetti collaterali dovuti alla tossicità dei farmaci. Oggi, tuttavia, esistono rimedi (naturali e non) in grado di rendere più sopportabili tali effetti collaterali. L'omeopatia e la biochimica possono essere d'aiuto nel controllare tali effetti.

Gli effetti più comuni che si possono pertanto verificare riguardano la cosiddetta mielodepressione che può manifestarsi con leucopenia (abbassamento dei globuli bianchi), anemia (abbassamento dei globuli rossi) o piastrinopenia (abbassamento delle piastine); in genere tali effetti si evidenziano 8-10 giorni dopo la prima somministrazione del farmaco chemioterapico.

Normalmente, i pazienti recuperano i valori ematici ottimali senza ricorrere a particolari cure (un aiuto può venire anche dall'alimentazione e da integratori alimentari che aiutino il midollo osseo a riprendere le sue funzioni).

Gli effetti collaterali o tossici della chemioterapia costituiscono un aspetto assai importante di questo trattamento medico tanto che tuttora vengono ritenuti quasi sinonimi dall'opinione pubblica.

La maggior parte degli effetti collaterali sono assolutamente temporanei e scompaiono gradualmente alla sospensione del trattamento. Tra i più comuni effetti indesiderati ricordiamo: la caduta parziale o completa dei capelli (alopecia), la nausea, il vomito, l'alterazione della percezione degli odori e dei sapori, l'infiammazione delle mucose o stomatite, la debolezza ed il facile affaticamento, la perdita dell'appetito, la stipsi e la diarrea.