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lunedì 13 luglio 2009

Diete dimagranti


La dieta dimagrante è un regime alimentare ipocalorico o restrittivo atto a produrre una riduzione di peso corporeo nella persona che lo segue.

Possono essere consigliate e studiate caso per caso da un dietista, ma spesso sono scelte in modo arbitrario dagli individui che ritengono di dover ridurre il proprio peso, spesso per cercare di corrispondere ad un determinato canone estetico. Malgrado vi siano numerose fonti (riviste, siti web, o il semplice sentito dire) che suggeriscono questa o quella dieta, intraprendere una dieta dimagrante senza sottoporsi ad uno stretto controllo medico può comportare gravi rischi per la salute e danni permanenti.

Dunque vediamo quali alimenti possono essere utili per perdere peso e disintossicarsi.

Ottimo, seppur puzzolente è il cavolfiore, in particolare la varietà detta romanesco, ricca di vitamina C e provitamina A. Particolarmente consigliato a chi soffre di stanchezza autunnale per la sua ricchezza in clorofilla. Aiuta in maniera decisa il funzionamento della tiroide e dunque migliora i risultati in maniera eclatante durante i vostri regimi ipocalorici. Contiene tanto zolfo sotto forma di oligolemento, perciò è particolarmente stimolante del fegato e dell’intestino.

Le diete dimagranti in un ambito di un programma generale di nutrizione, possono essere distinte in:
# Dieta di mantenimento: indicata in tutte quelle malattie nelle quali lo stato di nutrizione del paziente sembra bilanciato o che si ritiene che in seguito al processo morboso non occorra variare in modo sensibile la normale alimentazione.

# Dieta di recupero: indicata in tutte le malattie che richiedono un notevole aumento dei bisogni nutritivi o quando affiorano livelli nutrizionali particolarmente carenti.

# Dieta di transizione: indicata nei pazienti dopo un periodo di digiuno causato da particolari patologie.

# Dieta semiliquida: indicata in tutti i pazienti impossibilitati a deglutire.

# Diete dimagranti: indicate nei casi di obesità semplice o dove vi sia la presenza anche di alterazioni metaboliche....leggi tutto sulle diete dimagranti

Che cos'è l'obesità?


L'obesità è una condizione patologica cronica, a genesi multifattoriale, caratterizzata da un eccesso di peso corporeo dovuto ad abnorme accumulo di tessuto adiposo nell'organismo.
Si verifica quando si altera l'equilibrio tra energia introdotta con gli alimenti ed energia spesa con l'esercizio fisico.

Allo stato attuale l'obesità, costituisce un problema sociosanitario di notevole entità; basti pensare che il rapporto sulla obesità redatto nel 2000 ha indicato che in Italia le persone obese sono 4 milioni, con un incremento del 25% rispetto al 1994, incremento che sembra crescere in prospettiva secondo una curva esponenziale. In Europa le persone obese, al di sopra dei 18 anni sono stimate intorno ai 15 milioni.

Perché si parla di obesità come condizione patologica, come malattia?
Per due ordini di motivi:
1) L'eccessivo peso corporeo determina di per sé una serie di problemi nello svolgimento delle attività quotidiane, lavorative e non, e crea difficoltà nelle relazioni sociali: nella maggior parte dei casi si ha quindi importante depressione e rifiuto del proprio corpo. Ciò spesso innesca un meccanismo perverso che induce l'obeso a rifugiarsi sempre di più nel cibo.

2) L'obesità rappresenta un grave fattore di rischio per:

• Diabete mellito tipo 2, ovvero non insulinodipendente
• Ipertensione arteriosa
• Aumento dei livelli circolanti dei trigliceridi, colesterolo ed acido urico
• Insufficienza coronarica e infarto del miocardio
• Insufficienza respiratoria e/o apnea notturna
• Insufficienza venosa degli arti inferiori, elevata predisposizione alla malattia tromboembolica, causa di morte improvvisa per embolia polmonare.
• Malattie delle ossa e delle articolazioni (artrosi del ginocchio, ernia del disco, etc.) da eccessivo carico sull'apparato scheletrico
• Ridotta funzionalità gonadica (insufficienza testicolare ed ovarica)
• Calcolosi della colecisti
• Aumento della incidenza del cancro del colon retto, dell'utero e della mammella

Molti studi che indagano i nessi tra l'eccessiva assunzione di cibo con conseguente obesità e l'incidenza della mortalità evidenziano che la spettanza di vita di un individuo obeso è mediamente la metà di quella di un individuo normopeso. L'OMS riferisce che "l'effetto del sovrappeso sulla mortalità persiste durante l'intera durata della vita", sebbene questo effetto sia più marcato tra gli uomini e le donne sotto i 50 anni di età...Leggi tutto l'articolo sull'obesità

lunedì 29 giugno 2009

Mangiare grassi animali può aumentare il rischio di cancro al pancreas

Mangiare grassi animali può aumentare il rischio di cancro al pancreas

Il cancro al pancreas è uno dei tipi di patologie più a rischio mortalità tra quelle conosciute. Riuscire a prevenirlo è senz’altro tra le azioni migliori che si possano compiere.
Una di queste, potrebbe essere quella di assumere pochi grassi animali per mezzo di carne rossa e prodotti lattiero caseari. Questo è quanto suggerisce una nuova ricerca pubblicata sul "Journal of the National Cancer Institute".

In questo nuovo studio, condotto dal dr. Rachael Z. Stolzenberg-Solomon della Divisione Cancer Epidemiology and Genetics presso il National Cancer Institute di Bethesda, sono stati analizzati i dati raccolti dal National Institutes of Health - AARP Diet and Health Study da più di 500mila persone.
I partecipanti alla ricerca hanno dovuto compilare un questionario riguardante le abitudini alimentari tra il 1995 e il 1996, per poi essere seguiti per una media di 6 anni valutando lo stato di salute e le eventuali diagnosi di cancro al pancreas.
Dai risultati è emerso che gli uomini e le donne che avevano consumato grandi quantità di grassi animali mostravano rispettivamente un tasso maggiore del 53% e 23% di casi di cancro pancreatico rispetto a coloro che consumavano meno grassi. In media, il rischio di tumore al pancreas era del 36% maggiore nei soggetti che consumavano molti grassi animali.

I ricercatori hanno commentato i risultati suggerendo che vi sia una possibile correlazione tra l’assunzione di grassi animali da carne rossa e prodotti lattiero caseari nel maggiore rischio di cancro pancreatico. Al contrario non vi sono evidenze di sorta nell’assunzione di grassi polinsaturi da fonti vegetali.

Fonte: lastampa.it