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lunedì 12 luglio 2010

Cane Segugio Maremmano




IlSegugio Maremmano è una razza originaria della Maremma, selezionata probabilmente a partire dalla fine del 1800, non tanto in base alle caratteristiche morfologiche, quanto alla loro bravura soprattutto nell’abbaiare a fermo. Molto indicati per la caccia al cinghiale, non demordono né in presenza di consistenti gruppi, né di cinghiali particolarmente aggressivi. Si adatta bene anche nella caccia alla lepre e agli altri mammiferi. La razza è stata da poco riconosciuta dall'ENCI e risulta discretamente comune. Più piccolo del Segugio Italiano, dal quale differisce anche per la testa, molto meno nobile, nel colore, che può essere fulvo, nero-focato ma anche tigrato, e anche nella coda che spesso è tagliata.
Delibera ENCI n° 192 del 07/07/2003: Segugio Maremmano a pelo raso (fulvo), a pelo raso (nero focato), a pelo raso (tigrato) e a pelo forte (fulvo)...Leggi tutto sul cane Segugio Maremmano

venerdì 3 luglio 2009

Specie animali, verso l’estinzione di massa

Specie animali, verso l’estinzione di massa


«A causa del mutamento climatico rischiano di sparire un terzo degli anfibi e un mammifero su quattro. E i nostri dati sono fortemente sottostimati». —
Un mammifero su quattro rischia di estinguersi, così come un terzo degli anfibi e un ottavo degli uccelli. La crisi della natura è peggiore di quella dell’economia, avverte l’Iucn, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, che ha pubblicato ieri l’ultima edizione della Red List, la Lista rossa delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione o ad alto rischio.
Un catalogo di quasi 45mila voci che comprende anche la black list delle specie definitivamente scomparse, fra quelle conosciute e catalogate. Un libro dei ricordi con 869 ritratti, contro i 784 disegnati dal rapporto pubblicato nel 2004. «Ma questo non significa che abbiamo la certezza che in questi quattro anni siano scomparse 85 specie. La Lista rossa ha preso in considerazione anche dati che prima non si avevano», spiega a Terra Sarah Horsley, rappresentante dell’Iucn.
La certezza invece non manca sulle specie che ora, in questi anni, stanno toccando la soglia del non ritorno: quasi 17mila sulle 45mila prese in esame, il 40 per cento circa del totale tra alberi, insetti, pesci, uccelli, fiori, piante, mammiferi. La lista dell’Iucn analizza solo il 2,7 per cento delle specie che si calcola popolino il nostro pianeta: il calcolo del rischio - per l’organizzazione mondiale - «è quindi fortemente sottostimato, ma fornisce una fotografia efficace di quello che sta accadendo a tutte le forme di vita sulla Terra».
E quello che sta accadendo sembra essere una vera e propria creazione alla rovescia, il sogno di una divinità distruttrice. In Europa sta arrivando al capolinea il 38 per cento delle specie dei pesci d’acqua dolce. L’antica ricchezza degli ecosistemi acquatici si sta trasformando in un problema, come spiega chiaramente l’Istituto: «L’alto livello di connettività dei sistemi d’acqua dolce, che permette all’inquinamento e alle specie invasive di diffondersi rapidamente sono le cause dell’alto livello di rischio».
Ma se i fiumi, le vene del living planet, portano veleno nel sistema, gli oceani rappresentano in questo momento l’ecosistema che sta correndo il più grande pericolo. Il rapporto, infatti, dimostra che una grande quantità di specie marine sta subendo l’impatto «dell’eccessivo sfruttamento delle risorse di pesca, del cambiamento climatico, delle specie invasive, dello sviluppo costiero e dell’inquinamento». Sei specie di tartarughe marine su sette totali sono minacciate di estinzione, così come almeno il 17 per cento delle specie di squali e razze, a dimostrazione del fatto che il predatore più efficiente è sicuramente l’umanità nell’era delle macchine.
Se ne sta andando il 27 per cento degli 845 coralli che formano le barriere, ma un altro 20 per cento se la passa molto male e per un ulteriore 17 per cento non ci sono dati disponibili. Gli uccelli marini stanno peggio di quelli terrestri: a essere minacciati di estinzione sono il 27,5 per cento contro il 12 delle specie di terraferma. «La vita sul nostro pianeta sta correndo un serio pericolo - avverte l’Iucn - nonostante l’impegno preso dai leader mondiali di invertire il trend».
Tra gli obiettivi della comunità internazionale c’era quello di ridurre la perdita di biodiversità nel 2010: non si trattava di una promessa di stringente portata, visto che non fissava un obiettivo quantificabile. Ma il rapporto dell’Iucn dimostra che «il target del 2010 non sarà raggiunto ». Per la distruzione degli habitat, per lo sfruttamento intensivo di tutte le risorse naturali, ma anche per effetto del cambiamento climatico che continua ad avanzare.
Secondo il rapporto dello Iucn, «una significativa percentuale delle specie attualmente non minacciate da estinzione sono sensibili al cambiamento climatico». Un pacchetto che include il 30 per cento degli uccelli, il 51 per cento dei coralli e il 41 per cento degli anfibi, nuova frontiera annunciata dell’estinzione di massa. «C’è ancora molta strada da fare per invertire la rotta», avverte il vicedirettore del Programma Specie dell’organizzazione, Jean-Christophe Vié.
«È ora di riconoscere che la natura è la più grande azienda della Terra, che lavora a beneficio del 100 per cento dell’umanità e che lo fa gratuitamente. I governi dovrebbero porre il massimo sforzo per salvarla, come fanno per salvare i settori economici e finanziari».
Uno sforzo necessario non solo per motivi ideali: «Si pensi alla pesca senza pesce, all’industria del legno senza alberi, al turismo senza barriere coralline, alle coltivazioni senza insetti impollinatori. Si immagini il danno alle nostre economie e alle nostre società. Tutte le piante e gli animali che popolano la Terra hanno un ruolo specifico e contribuiscono all’alimentazione, alla medicina, all’ossigeno, all’acqua pura, all’impollinazione, alla cattura del carbonio e alla fertilità del suolo. Le economie mondiali sono totalmente dipendenti dalla diversità delle specie»...Vai al portale degli animali

Da Terranews

mercoledì 17 giugno 2009

Lupi in Italia: pochi e minacciati

Per la difesa dei lupi italiani è pronto un accordo internazionale.

La Regione Liguria è impegnata in una notevole attività diplomatica a favore del lupo. «Per la sua posizione geografica che mette in connessione le Alpi con gli Appennini, la Liguria svolge una importante funzione di “ponte” per le popolazioni di lupo appenniniche e alpine», spiega l’assessore all’ambiente Franco Zunino, che ha chiamato a collaborare anche le regioni confinanti, a cominciare dal Piemonte e ha predisposto un Protocollo di accordo internazionale tra Italia, Francia e Svizzera.

I lupi, da poco tornati timidamente nei nostri boschi, non tarderanno ad avvicinarsi agli allevamenti di ovini e occorre sapere in anticipo come organizzare il risarcimento degli allevatori in caso di danni. Ma i risarcimenti non possono essere l’unica risposta.

La tutela del lupo richiede il recupero di un modo antico di gestire gli allevamenti. Secondo Carmine Esposito, che ha appena scritto un volume illustrato sul lupo (pubblicato dall’editore Franco Muzzio), «bisogna salvare il pastore per proteggere il lupo».

Nel senso che occorre restituire al pastore le conoscenze che servono a difendere il gregge senza aggredire il predatore. «Sorvegliare il bestiame, custodirlo in recinti a prova di predatore, affidarlo al cane da guardia più adatto alla difesa del gregge».

Più di un allevatore ha accusato le autorità di preferire la tutela del lupo a quella degli uomini e delle loro attività economiche. Ma la questione, secondo Esposito, è mal posta.

«Bisogna capire che la convivenza tra il lupo e le attività economiche delle zone interne è possibile. Certo, non si possono annullare i momenti di contrasto, ma si possono ridurre a livelli perfettamente tollerabili».

Nei parchi dell’Antola e dell’Aveto sono partite le iniziative di studio. Oltre al censimento, occorre individuare i “corridoi ecologici”, ossia le zone da riservare alla protezione, così come chiede l’Unione europea.

Un altro problema è evitare che branchi di cani randagi, a confronto dei quali i lupi sono spesso innocui come agnelli, possano impadronirsi del territorio e delle risorse messe a disposizione del lupo.

Il confronto è schiacciante: a fronte di 9 milioni di cani randagi censiti in Italia, i lupi sono stimati in poche centinaia su tutto il territorio nazionale. Ma c’è chi ha ancora paura di loro.

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sabato 16 maggio 2009

I lupi in Italia

I Lupi in Italia

Il lupo (Canis lupus) è la specie di maggiori dimensioni tra i rappresentanti del genere Canis, le dimensioni corporee variano molto, a seconda dell'area geografica considerata, e possono raggiungere anche i 60 kg di peso. Possiede un corpo slanciato, con il muso allungato, le orecchie triangolari non molto lunghe, il collo relativamente corto, la coda corta e pelosa e gli arti lunghi e sottili.

Il colore del mantello è generalmente mimetico, gli occhi sono obliqui, di colore marrone chiaro, e disposti in posizione frontale e piuttosto distanziati tra loro.

Caratteristica della specie è la presenza dei denti "ferini" particolarmente sviluppati la cui funzione sembra essere quella di tranciare grosse ossa e tendini.

Il lupo presente in Italia raggiunge un peso tra i 24 ed i 40 kg, mentre la lunghezza dalla punta del muso alla coda è compresa tra i 100 ed i 140 cm. Il colore del mantello varia dal fulvo al grigio e recentemente sono stati avvistati individui dal colore nero nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e nell’Appennino tosco-emiliano.

E' presente, con grosse popolazioni, in Nord America, nell'ex Unione Sovietica e nei paesi dell'Europa centro-orientale. Popolazioni meno consistenti ed isolate tra loro sono presenti nella penisola Iberica, in Italia, in Scandinavia, nei Balcani ed in Medio Oriente.

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martedì 3 marzo 2009

I conigli e i conigli nani

I conigli (Oryctolagus cuniculus) sono dei mammiferi appartenenti all'ordine dei Lagomorfi. Sono diffusi in decine di razze, selezionate dall'uomo nel corso dei secoli, che si differenziano per taglia, colore, lunghezza o forma delle orecchie. Le razze di conigli domestici possono pesare da meno di 1 kg (taglie nane) a oltre 8 kg (taglie giganti). Nuove razze vengono continuamente create, ma in genere occorrono alcuni anni prima che i caratteri siano ben fissati, che sia proposto e accettato un loro standard e che siano così ufficialmente riconosciute.

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