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giovedì 2 luglio 2009

Terra in pericolo, natura peggio di Economia

Natura: terra in pericolo, natura peggio di Economia

"La vita sulla Terra è in grave pericolo", e "nonostante l'impegno dei leader del mondo a invertire la tendenza", la crisi della natura è "peggiore della crisi economica": è lo scenario descritto nel rapporto redatto dall'Unione mondiale per la conservazione della natura (International union for conservation of nature, Iucn). Oceani e mari senza pesci, la perdita di oltre un quarto delle barriere coralline, niente insetti impollinatori, cambiamenti climatici che 'mangiano' ecosistemi e il 25% dei mammiferi sulla strada dell'estinzione. Con una dettagliata analisi della Lista rossa (Red List) delle specie minacciate, a ridosso del countdown 2010 fissato dai governi per ridur re la perdita della biodiversità, il rapporto 'Wildlife in a changing world' dell'Iucn parla chiaro: "l'obiettivo del 2010 non sarà raggiunto".

- OBIETTIVO 2010: per il vicedirettore del programma specie dell' Iucn, Jean-Christophe Vie, "é il momento di riconoscere che la natura è la più grande società di lavoro sulla Terra, a vantaggio del 100% di tutta l'umanità. I governi dovrebbero sforzarsi nel risparmiare la natura come nell'economia". Fino al 2010, dice il direttore generale della Red list dell'Iucn, Craig Hilton Taylor, "la comunità mondiale deve usare saggiamente questa relazione", mentre per il presidente dell'Iucn species survival commission, Simon Stuart, "se non affrontiamo le cause di insostenibilità del nostro Pianeta, i nobili obiettivi dei governi per ridurre il tasso di estinzione non contano nulla".

- SOS NATURA: La relazione, pubblicata ogni quattro anni, analizza 44.838 specie della Red list. Lo studio mostra che 869 specie sono estinte e come si arrivi a 1.159 aggiungendo le 290 specie a rischio di estinzione contrassegnate come probabilmente estinte. Nel complesso, almeno 16.928 specie sono minacciate di estinzione. Considerando che è stato analizzato solo il 2,7% degli 1,8 milioni di specie descritte, è "un numero che fornisce una sottostima, ma offre un utile quadro di ciò che sta succedendo a tutte le forme di vita sulla Terra".

- OCEANI SENZA PESCI E CAMBIAMENTI CLIMATICI: i cambiamenti climatici, in parte, contribuiscono alla perdita di habitat 'mangiando' le caratteristiche principali dei diversi ecosistemi. Con una quota significativa di specie che non sono attualmente minacciate di estinzione ma che sono sensibili ai cambiamenti climatici. Questo include il 30% di uccelli non minacciati, il 51% di coralli non minacciati e il 41% dei non-anfibi minacciati. Viene segnalato anche un rapido declino per i coralli. Secondo la relazione in Europa, per esempio, il 38% di tutti i pesci sono minacciati e il 28% in Africa orientale. Negli oceani, il quadro è altrettanto "desolante": una vasta gamma di specie marine stanno vivendo "una potenziale irreversibile perdita" dovuta a pesca eccessiva, cambiamenti climatici, specie invasive, sviluppo costiero e inquinamento. Almeno il 17% delle 1.045 specie di squali, il 12,4% di cernie e 6 tartarughe marine su 7 sono minacciate di estinzione. Il 27% delle 845 specie di coralli sono a rischio, il 20% è minacciato da vicino e per il 17% deve esser valutato.

- 25% MAMMIFERI A RISCHIO: la relazione dell'Iucn mostra come quasi un terzo degli anfibi, più di uno su otto, siano uccelli e quasi un quarto dei mammiferi sono minacciati di estinzione. La distruzione degli habitat, attraverso agricoltura, disboscamento e sviluppo, sono la principale causa. Per i mammiferi, è insostenibile la caccia, che è la minaccia più grave dopo la perdita di habitat. Questo, sta avendo un grande impatto in Asia, dove la deforestazione ha un tasso molto rapido.

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martedì 21 aprile 2009

La crisi finanziaria non è finita

Ironicamente, il giorno dopo che Tremonti ha dichiarato che il peggio della crisi è passato, le borse segnano una giornata decisamente negativa. Per la cronaca, va evidenziato che il Ministro dell'Economia non ha detto che la crisi è finita, ma ha fondamentalmente ripreso il concetto che si sta peggiorando più lentamente. Un elemento certamente importante, ma che certamente non vuol dire che la crisi sia finita. Per quanto sia comprensibile la volontà di creare aspettative positive.

Perché se è vero che si sta "peggiorando più lentamente", ci sono diversi elementi della situazione attuale che lasciano perplessi. Già, perché buona parte degli interventi "a sostegno della finanza" finora adottati possono pessimisticamente essere riassunti in pochi punti:

* Modifica delle regole contabili, in modo da consentire la sopravvalutazione di titoli di dubbio valore (e ridurre la loro circolazione sul mercato). A questo proposito va ad esempio detto che 2,5 miliardi di dollari dei profitti segnati da Citigroup nel primo trimestre 2009 sono dovuti all'applicazione di regole contabili che permettono di segnare un risultato positivo quando i propri titoli si svalutano sul mercato (e cioè, quando il mercato percepisce un aumento dei rischio), sulla base del fatto che -- nell'ipotesi che la banca ricomprasse i propri titoli sul mercato -- potrebbe risparmiare.
* Introduzione di meccanismi che fanno assumere ai "titoli tossici" prezzi di mercato maggiori di quelli "naturali".
* Svalutazione di fatto della moneta, che aumenta il valore nominale (ma non quello reale) dei titoli.
* Produzione di diverse problematiche di moral hazard.

Una visione certamente negativa (qualcuno potrebbe forse dire eccessivamente), che però ha più di un fondamento e che difficilmente fa venire voglia di dire che "i problemi sono stati risolti".

Prendiamo il mercato del credito: è vero che ha avuto una ripresa, ma non si può trascurare che questa è dovuta alla garanzia governativa introdotta. Se si tiene conto di questo elemento, e della maggiore affidabilità che questa garanzia dovrebbe -- appunto -- garantire, la ripresa è piuttosto modesta, come evidenzia anche un grafico del New York Times.

Insomma, certamente non bisogna farsi prendere dal panico (ma questo, neppure prima...), però bisogna essere consapevoli che la strada è ancora lunga. Il problema rimane piuttosto la mancanza di trasparenza del sistema finanziario e soprattutto "para-finanziario". Anche Zandra di ABI stessa ha evidenziato recentemente come sia un'anomalia che ancora oggi, a quasi due anni da quando il problema è stato evidenziato per la prima volta, non sia ancora chiaro quanti titoli tossici ci siano in circolazione.