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giovedì 1 ottobre 2009

Tatuaggi o tattoo



Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l'uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui esso è radicato ha potuto rappresentare ad esempio sia una sorta di carta d'identità dell'individuo, che un rito di passaggio ad esempio all'età adulta.

Tatuaggi terapeutici sono stati ritrovati sulla Mummia Otzi (ca. 3300 a.C.) ritrovata nel 1991 sulle Alpi italiane, altro ritrovamento con tatuaggi anche piuttosto complessi è quello dell'"uomo di Pazyryk" in centro Asia con complicati tatuaggi rappresentanti animali.

Tra le civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio fu l'Egitto ma anche l'antica Roma, crocevia di civiltà, dove venne vietato dall'imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al cristianesimo ("Non vi farete incisioni nella carne per un defunto, ne vi farete tatuaggi addosso.Io sono il Signore" Levitico 19.28').

Altri popoli che svilupparono propri stili e significati furono quelli legati alla sfera dell'Oceania, in cui ogni particolare zona nonostante, le similitudini, ha tratti caratteristici ben definiti. Famosi quelli Maori,ed inoltre fra i popoli del monte Hagen, giapponesi, cinesi e gli Inuit anche se praticamente ogni popolazione aveva suoi caratteristici simboli e significati.

Nella zona Europea dopo che per motivi religiosi venne praticamente proibito, venne "riscoperto" al momento delle navigazioni della zona oceanica (ad es. James Cook)...Leggi tutto sui Tatuaggi

mercoledì 1 aprile 2009

Che cosa sono gli Haiku?

Questi Haiku che cosa sono?
Con il termine haiku si intende un componimento breve di 5-7-5 sillabe privo di titolo, fiorito anticamente in Giappone.
In questa forma poetica si riflettono l'amore della cultura nipponica per il minimalismo, per le cose semplici e concise.
"In verità, tutte le cose piccole sono belle" dice un poeta giapponese.
Nell'haiku il soggetto del componimento è l'oggetto che lo ispira, il poeta diviene solo lo strumento che si limita ad immortalare l'attimo, a fotografare una apparizione.
E' per questo che le caratteristiche dell'haiku sono la brevità e l'apparente assenza di emozioni unite all'assoluta perfezione della forma.

Ma ci sono degli elementi comuni a tutte queste composizioni:
kigo è la parola che ci indica la stagione a cui la poesia fa riferimento, e poi ci sono i temi che in esse ricorrono:
yugen il mistero, wabi la povertà, aware il cambiamento, sabi l'isolamento.
Ogni haiku è un universo compiuto racchiuso in una fusione istantanea di tempo e di luogo definiti.

Un esempio? Ecco il più famoso haiku di Basho:

Vecchio stagno.
Tonfo di una rana
suono d’acqua.

Chi scrive non c’è, non c’è come voce che descrive o peggio commenta un evento. C’è solo e su tutto il vuoto come assenza di un soggetto. Il poeta si limita a registrare ciò che ha visto e in questo utilizza la sua mente come uno specchio pulito, come una superficie vuota.
Prima di parlare di come intendere correttamente il termine “vuoto”, chiediamoci: qual è il centro della poesia, quale dei tre soggetti descritti è predominante? Nessuno, non c’è soggetto “forte”, ciascuno non ha senso senza l’altro, ciò che conta è il loro rapporto di interdipendenza.

Se vi ho incuriositi ecco una breve raccolta di Haiku.