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lunedì 22 giugno 2009

Referendum fallito: quorum non raggiunto


Referendum fallito, quorum non raggiunto

Urne chiuse alle 15, quorum mancato per il referendum abrogativo della legge elettorale.
La proiezione dei primi dati definitivi sul sito del Viminale relativi all'affluenza alle urne consente di affermare che per nessuno dei tre quesiti ha votato il 50 per cento più uno degli elettori. La percentuale di votanti per ora si attesta intorno al 22 per cento (ieri sera alle 22 aveva votato il 16,3 per cento). Dai primi dati risulta che sarebbe schiacciante la quantità di sì espressa sulle schede che, alle prime proiezioni sembra attestata al di sopra dell'80%, con una punta del 90% sul terzo quesito, relativo all'abrogazione delle candidature multiple. Il referendum, dunque, non avendo raggiunto il quorum non ha effetti e al di là delle scelte dei cittadini espresse sulle schede elettorali, che si conosceranno al termine dello spoglio, lascia invariata la legge elettorale.

Esultano Calderoli, dispiaciuto Fini. Esulta il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. «Per come era stato fatto - ha detto - questo referendum era stato concepito per cercare di distruggere la Lega e perciò, visto il risultato, possiamo dire che è stata una vittoria della Lega».
Per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini «il referendum è fallito miseramente. Ancora una volta si sono spesi migliaia e migliaia di euro di tutti gli italiani per un referendum inutile. Il bipartitismo è stato bocciato». Un esito prevedibile, per il presidente della Camera Gianfranco FIni. «I quesiti erano troppo tecnici», ha detto Fini, «e sicuramente c'è una certa stanchezza da parte degli elettori. Era prevedibile che fosse questo l'esito dei referendum, anche se mi dispiace dirlo».

La Russa e Capezzone: andrebbe ripensato il meccanismo. Secondo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il quorum per il referendum andrebbe ridotto al 35%, ma aumentato di molto il numero delle firme per promuoverlo. Sull'innalzamento delle firme da raccogliere è d'accordo anche il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, superando, però, il meccanismo del quorum, e, come accade in America o in Svizzera, lasciare la decisione ai cittadini che di volta in volta scelgono di andare a votare».

Bonino: è stato fatto l'impossibile per far saltare il quorum. Emma Bonino, radicale eletta nelle file del Pd ha sottolineato ai microfoni di Radio radicale: «a me pare scontato questo tipo di affluenza alle urne dopo che si è fatto l'impossibile per far saltare il quorum». La vice presidente del Senato ricorda come: «si è cambiata la legge per spostare la data al 21 giugno. Non c'è stata praticamente campagna elettorale, del dibattito televisivo non parliamo nemmeno. Come si pretendeva che la gente si appassionasse al referendum se tutti i media erano orientati al non raggiungimento del quorum?». Il parlamentare del Pdl, Giuseppe Galderisi ritiene che vada abolito il quorum: «se i si e i no si potessero confrontare in modo leale, si assisterebbe a una campagna referendaria vera». Il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova sostiene «quella dei referendum elettorali è la cronaca di una morte annunciata. La condanna è stata emessa nel momento in cui si è stabilito di votare nel primo giorno d'estate».

Fonte: Ilsole24ore

venerdì 19 giugno 2009

Referendum elettorale 21 e 22 Giugno 2009

Quesiti del Referendum elettorale 21 e 22 Giugno 2009



Il 1° e il 2° quesito: premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento

Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti.

Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha fatto sì che, alle ultime elezioni, si siano formate due grandi coalizioni composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è notevolmente aumentata.

Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.

In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.

Un secondo effetto del referendum è il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioé, le liste debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.

In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento.

All’esito dell’abrogazione, resteranno comunque in vigore le norme vigenti relative all’indicazione del “capo della forza politica” (il candidato premier) ed al programma elettorale.

Gli effetti politico-istituzionali del 1° e del 2° quesito

Il sistema elettorale risultante dal referendum spingerà gli attuali soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento, rendendo impraticabili soluzioni equivoche e incentivando la riaggregazione nel sistema partitico. Si potrà aprire, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica. La frammentazione si ridurrà drasticamente. Non essendoci più le coalizioni scomparirà l’attuale schizofrenia tra identità collettiva della coalizione e identità dei singoli partiti nella coalizione. Con l’effetto che i partiti sono insieme il giorno delle elezioni e, dal giorno successivo, si combattono dentro la coalizione.

Sulla scheda apparirà un solo simbolo, un solo nome ed una sola lista per ciascuna aggregazione che si candidi ad ottenere il premio di maggioranza.

Le componenti politiche di ciascuna lista non potranno rivendicare un proprio diritto all’autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa sola. Nessuno potrà rivendicare la propria “quota” di consensi. E sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Lo scioglimento del Parlamento una volta che è entrata in crisi una maggioranza votata compattamente dagli elettori potrebbe essere politicamente molto probabile.

L’eliminazione di composite e rissose coalizioni imporrà al sistema politico una sterzata esattamente opposta all’attuale. Piuttosto che l’inarrestabile frammentazione in liste e listine, minacce di scissioni e continue trattative tra i partiti, il nuovo sistema imporrà una notevole semplificazione, lasciando comunque un diritto di rappresentanza anche alle forze che non intendano correre per ottenere una maggioranza di Governo, purché abbiano un consenso significativo e superino la soglia di sbarramento.

Il 3° quesito: abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica

Un terzo quesito referendario colpisce un altro aspetto di scandalo. Oggi la possibilità di candidature in più circoscrizioni (anche tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il “plurieletto”). Questi, optando per uno dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati “non eletti” della propria lista in quella circoscrizione gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. Se sceglie per sé il seggio “A” favorisce l’elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione “B”; se sceglie il seggio “B” favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione “A”. Nell’attuale legislatura, questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei parlamentari. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per grazia ricevuta. Un esempio macroscopico di cooptazione!

E’ inevitabile che una tale disciplina induca inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità alla subordinazione dei cooptandi, atteggiamenti che danneggiano fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare. Inoltre i parlamentari subentranti (1/3, come si è detto) debbono la propria elezione non alle proprie capacità, ma alla fedeltà ad un notabile, che li premia scegliendoli per sostituirlo.

Con l’approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato.

Fonte: referendumelettorale.org

martedì 9 giugno 2009

Referendum del 21 Giugno 2009

Il referendum del 21 Giugno 2009 riguarderà da un lato la norma che attribuisce il premio di maggioranza al partito o alla coalizione di partiti che ottiene la maggioranza relativa, provocando con ciò l’attribuzione del premio al “solo” partito di maggioranza relativa. Questo dovrebbe comportare il venir meno delle coalizioni, a tutto vantaggio evidentemente dei partiti più “grossi”. Non solo. Verrebbero a cadere tutte quelle clausole dell’attuale legge che abbassano la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati. Così facendo esisterebbero due soglie soltanto perché si possa entrare in Parlamento: il 4% alla Camera e l’8% al Senato.

Dall’altro lato i promotori si sono concentrati sulle candidature multiple, per impedire che i leader dei partiti si presentino in più circoscrizioni contemporaneamente.

Ora, sotto il primo profilo, c’è da trovare una linea guida tra due opposte tendenze, e cioè conciliare da un lato la probabilità che un partito che riesca ad arrivare al 30-35% dei consensi ottenga il 55% dei seggi, e la necessità della semplificazione partitica alla quale condurrebbe l’applicazione sistematica ed impietosa di semplici e consistenti soglie di sbarramento.elezioni santagatando...Leggi tutto sul Il referendum del 21 Giugno 2009